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multiedizione digitale a cura di Dario Ragazzini

Introduzione

Di cosa scrive

Di cosa si interessa Gramsci nei suoi quaderni del carcere? Difficile dirlo in poche parole.

Tre quaderni e parti di altri due sono dedicati a “esercizi di traduzione”. Ventinove quaderni sono utilizzati per propri appunti e considerazioni.

In GramciQdc le traduzioni non sono trascritte, anche se è evidente la loro rilevanza: si pensi al numero della rivisita tedesca "Die Literarische Welt" dedicata all’americanismo (tema per lui rilevantissimo), ai testi di Marx (che sarà ampiamente presente nella sua riflessione, con richiami diretti e indiretti), alle fiabe dei fratelli Grimm (che sono anche un recupero di tradizione e cultura popolare, l’una e l’altra parte dei suoi futuri e originali argomenti di attenzione, ricompresi prima sotto il termine “folklore” e poi “folclore”).

In GramsciQdc sono trascritte dai manoscritti tutte le note, gli appunti, e tutti i testi che compaiono nei quaderni (compresi gli elenchi di libri, le bozze di lettere, i conteggi ecc.).

La prima pagina del primo quaderno è un prospetto multitematico. 

Prime pagine del q. 1
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Prime pagine del q. 1

Pochi giorni prima (il 29 gennaio) aveva scritto alla cognata Tania di non fargli inviare dalla libreria libri nuovi, "ora che potrò scrivere mi farò un piano di studio e io stesso domanderò i libri che mi abbisognano". Il 25 marzo dello stesso anno, con carta e penna disponibili da pochi mesi, le scrive: "Ho deciso di occuparmi prevalentemente e di prendere note su questi tre argomenti: 1° La storia italiana nel secolo XIX, con speciale riguardo alla formazione e allo sviluppo dei gruppi intellettuali, 2° La teoria della storia e della storiografia 3° L'americanismo e il fordismo". Questo proposito è forse la sintesi più efficace degli intenti di Gramsci, se si considerano tutte le implicazioni dei temi e la maniera nella quale saranno effettivamente sviluppati: il passaggio dalla considerazione della cultura alla organizzazione della cultura, i gruppi intellettuali nelle loro diverse forme e funzioni (anche tecniche e dirigenziali) e l'intellettualità come aspetto della personalità di ciascuno; analisi critica e storicità, teorie dello sviluppo e criteri di indagine, le forme del marxismo e quelle della cultura storica contemporanea, la metodologia della ricerca (Teoria della Storia intitolerà Gramsci nel q. 7 la sua traduzione del Manifesto di Marx e Engels); le nuove forme dell'economia contemporanea, della organizzazione del lavoro, del mercato, del lavoratore massa, delle competenze professionali, degli atteggiamenti psico-fisici, della stratificazione delle forme culturali, delle declinazioni nelle diverse aree geo-politiche, dei rapporti tra necessità e possibilità, delle individualità nella società diffusa e standardizzata.

Da questo punto di vista, la sintesi approssimata dei propri intenti indicata nella lettera da Gramsci stesso è una sorta di organizzazione o riorganizzazione della prima pagina del q.1 datata 8 febbraio 1929, i cui "Argomenti principali" andrebbero intesi non come equivalenti, ma come specificazioni di quei tre filoni, indicati quasi con le stesse parole ai punti 1, 2 e 11.

A metà del 1931 Gramsci sembra riconsiderare gli studi svolti e riorientarne il proseguimento. La data del 3 agosto sembra essere particolarmente significativa poiché le condizioni fisiche manifestano una crisi (con emorragia polmonare) all'una del mattino e nello stesso giorno, scrivendo a Tatiana accenna a un bilancio e a una svolta degli studi: "Si può dire che ormai non ho più un vero programma di studi e di lavoro e naturalmente ciò doveva avvenire. Io mi ero proposto di riflettere su una certa serie di questioni" ma in carcere senza biblioteche non è possibile passare dalla prima considerazione alla ulteriore fase di documentazione e di sviluppo del lavoro. "Ti voglio dare un esempio: uno degli argomenti che più mi ha interessato in questi ultimi anni è stato quello di fissare alcuni aspetti caratteristici della storia degli intellettuali italiani. Questo interesse nacque da una parte dal desiderio di approfondire il concetto di Stato e dall'altra parte di rendermi conto di alcuni aspetti dello sviluppo storico del popolo italiano". Dagli intellettuali cosmopoliti dell’impero romano alla organizzazione cristiano-papale; la loro forma castale anazionale, il loro contributo agli stati europei “come tecnici e specialisti” e “personale dirigente”. L’argomento "potrebbe dar luogo a tutta una serie di saggi, ma per ciò è necessaria una ricerca erudita. Così avviene per altre ricerche". (Lettera datata 3 luglio, corretto da altra mano in 3 agosto).

In quel periodo, dà avvio ad una nuova fase di lavoro, decidendo di riorganizzare e sviluppare il materiale secondo alcuni progetti di studio ‘aggreganti’ e più organici. Così, dal 1932 in poi, ai precedenti miscellanei, si aggiungono via via i quaderni “speciali”, tematicamente orientati.

La prima pagina del quaderno 8, partendo di nuovo dal tema degli intellettuali, che potrebbe-vorrebbe servire anche ad approfondire le nuove forme dello Stato moderno e lo sviluppo storico del popolo italiano, indica i titoli di possibili saggi principali, ai quali fa seguire un elenco di Appendici, delle quali indica soltanto quella di Americanismo e fordismo, ma lasciando vuota la pagina per ulteriori aggiunte poi non fatte, e un elenco di materie. q8p1-3  Sottotitolo dell’immagine: Prime pagine del q. 8 p. n. 1049,06-1049,07-1046,08

Così, ad esempio, il q. 22 sarà dedicato ad Americanismo e fordismo, il q. 19 al Risorgimento, il q. 10 a Benedetto Croce, il q. 29 alla linguistica.

Contemporaneamente viene usando ripetutamente nei testi proprie ‘formule sintetiche’, come fossero indicatori, o marcatori, o titoli di rubriche tematiche, spesso con grafia sottolineata, nel corpo della scrittura ed anche ad inizio di nota: “americanismo e fordismo”, “animalità e industrialismo”, “intellettuali”, “folclore”, “risorgimento” ecc.

Un pensatore originale

Dunque, di cosa si occupa Gramsci, ovvero di cosa si preoccupa, nelle sue considerazioni scritte?

Si potrebbe dire delle forme del potere nel passato e nel presente. Della nascita e della crisi della democrazia liberale, (ovvero anche dei nuovi totalitarismi). Delle nuove forme della circolazione delle idee e del nuovo ruolo degli intellettuali nella società moderna. Delle forme della politica e dei movimenti e partiti politici, così come delle nuove strategia politiche possibili. Della stratificazione dinamica degli usi e costumi, dal folclore alla coscienza nelle forme di sociabilitée (termine odierno, questo, ma con suggestive espressioni simili presenti in Gramsci). Delle vecchie e nuove configurazioni delle classi e dei gruppi sociali in relazione alle forme di produzione e civilizzazione. Della necessità di una moderna teoria della coscienza e della personalità. Dei nessi tra individuale e sociale. Delle specificazioni storico-geografiche di fenomeni sociali nelle varie aree del mondo. Di linguistica e di sociolinguistica fino al problema della logica. Di storiografia (con campiture nel mondo antico, nel medievo, nel rinascimento e nella riforma, fino al risorgimento). Di filosofia, con critiche ravvicinate a Croce e Gentile e riconsiderazione del marxismo come unica filosofia capace di giustificare se stessa (e di trasformarsi).

Queste, e molte, molte, altre ancora, sono tutte risposte possibili che, però, diventano riduttive e fuorvianti se considerate separatamente tra loro.

La riflessione storico-genetica è contemporaneamente attuale-sincronica (e viceversa). Nello stesso tempo, l’analisi delle forme economico-sociali-politiche e ideologiche è anche comparazione tra loro: in prima istanza – ben visibile – il nuovo mondo degli standard statunitense e la società di massa (proprietà-produzione-consumo), ma anche – in modo meno evidente e diretto - il contemporaneo sviluppo della società sovietica e pure – ancor più surrettiziamente e nascostamente – la soluzione che viene data dal fascismo ai problemi della produzione moderna, della circolazione delle merci, della forma dello stato e della società civile. A volte considerazioni separate, a volte come filigrane sovrapposte.

Certamente la sua elaborazione, sviluppata negli anni trenta, nella percezione di immani trasformazioni crescenti, ha sensibilità e approcci nuovi e originali che ne fanno un pensatore autonomo, che vede oltre il suo contesto e eccede la sua vicenda biografica.

L’insieme dei quaderni non costituisce dunque un’opera, né il progetto di un’opera.  Spesso in proposito è stato richiamato lo Zibaldone di Leopardi. Non va considerato come un composto sistematico, ma contemporaneamente non si sfugge alla sensazione che qualcosa di unitario animi e guidi riflessioni e scrittura. Come ‘I prigioni’ di Michelangelo (le statue non finite per la tomba di papa Giulio II, i quali risultano scolpiti come nell'atto di liberarsi dal marmo, in parte immersi nella materia e in parte compiuti, così il testo di Gramsci testimonia il granire e germinare delle idee e delle formulazioni. (Non un incompiuto da contemplare suggestivamente, ma la documentazione di intrecci tematici e considerazioni in sviluppo)

Gli argomenti mutano, gli stimoli alla scrittura differiscono: ora un piccolo tema (anche una barzelletta come sintomo di cambiamenti dell’opinione pubblica) ora una grande questione, ora una recensione ora la stesura di un saggio. La scrittura di Gramsci è sottoposta a tensione tra approccio d'assieme e considerazione delle parzialità – e viceversa -. Come l’uno e l’altra si connettono tra loro? quali i rapporti reciproci? molecolare e sistema sono i due poli dello studio: dichiarato il primo, implicato il secondo. Le relazioni di connessione hanno valore costitutivo.

Cautele e forme di scrittura

Da ricordare la attenzione di autotutela adottata da Gramsci nello scrivere. In primo luogo non lascia spazi bianchi nel testo (per massimo utilizzo della carta, ma anche a garanzia di possibili manipolazioni altrui?). In secondo luogo – non all’inizio ma nella compilazione successiva –  rende meno evidenti i richiami più direttamente politici (interpretabili dai controlli carcerari come deviazione dall’ambito esclusivamente culturale concesso). I nomi personali e le formule linguistiche con connotati ‘rischiosi’ vengono dissimulate. Per esempio, così “marxismo” (prima stesura) diviene “filosofia della prassi”, “classi” (prima stesura) diviene “gruppi sociali”, così Marx ed Engels (prima stesura) divengono “I fondatori della filosofia della prassi”, Lenin, Luxemburg, Trockij vengono indicati col primo nome: Ilici, Rosa, Leone Davidovi. Nel caso delle parafrasi diventa interessante la scelta della formula usata (inevitabilmente interpretativa) e la sua origine. Si ha la sensazione che anche per questa via il ragionamento assuma un andamento analogico e di raffronto. Comunque, così si svincola da qualsiasi nomenclatura concettuale predefinita...

Questa scelta di scrittura è stata detta di criptografia, ma forse è un modo non del tutto soddisfacente di definirla – soprattutto a seguito del diffondersi dell’uso specifico del termine in ambito informatico - perché sembra indicare una codice personale a corrispondenza biunivoca, mentre si tratta di una cautela (formula proposta più convincente), che via via si innesta e si incontra con un modo comparativo di procedere.

Contenuti e categorie

A ridosso della prima pubblicazione dei testi è emersa nei lettori l’attenzione ai contenuti: il risorgimento italiano, il ruolo e la funzione degli intellettuali nel mondo moderno, la nuova società di massa, i caratteri del potere e le forme della trasformazione politica, la riforma protestante e la rivoluzione intellettuale e morale e via dicendo. Ciascun tema ha una molteplice valenza: la ricostruzione storica e l’interpretazione, la funzione avuta nei processi e i riverberi di lungo periodo, i  possibili sviluppi o controsviluppi nell’attualità, l’eventuale valore di paradigma. “Passato e presente”, appunto, è una delle formule della sua rubrica.

Nel corso dei decenni, insieme, e poi anche oltre, alle considerazioni delle analisi e proposte di Gramsci crescono nei lettori le attenzioni ai modi da lui usati per pensarle, a partire dai concetti e dalle parole adoperati per configurarle e descriverle. In questo senso lo studio delle categorie usate da Gramsci per interpretare, spiegare, argomentare i suoi temi diviene importante. Esse, spesso applicate e ulteriormente sviluppate in funzione di ricerche storiche, assumono nel corso della scrittura valore teorico proprio e vengono riutilizzate per altri periodi storici, od anche per il contemporaneo o per le proiezioni sul futuro.

Il lessico di Gramsci (cioè forme e caratteri delle sue formulazioni) è un universo di enorme ricchezza, di ricchissima valenza interpretativo-propositiva che non cessa di stupire e stimolare:

americanismo e fordismo, stato e società civile, rivoluzione attiva e passiva, direzione e dominio, guerra manovrata e guerra di posizione, animalità e industrialismo, conformismo (ed educazione) e spontaneità, cultura e folclore ecc. ecc. Molte locuzioni, variamente declinate, sono entrate a far parte del lessico culturale, alcune persino accolte  - non sempre fedelissimamente – nel linguaggio  corrente (come è il caso di “egemonia” o di “nazional-popolare” od anche di “blocco storico”). Si tratta di termini di propria formulazione, o recuperati a suo modo dalla storiografia, dalla filosofia, dalla letteratura ed anche dal dibattito a lui contemporaneo. A volte persino ‘presi a rovescio’ da autori con i quali polemizza. In ogni caso rimodulati e riformulati in proprio e connessi con gli altri suoi lemmi interpretativi.

Processi e soggettività

Gran parte della sua concettualizzazione è intelaiata su binomi, in contrapposizione tra loro (ad es. animalità/industrialismo ecc) ed anche in bilanciamento reciproco a forza inversa (ad es. direzione-dominio), tutti giocati sulle relazioni tra “passato e presente”; che significa passato-presente; presente-passato; presente-futuro.  Si dirà che non c’è (e non c’è stata) teoria senza antinomie e relazioni, ma in Gramsci colpisce la rilevanza e l’attenzione data ai passaggi di grandezza di fenomeni, processi e dinamiche: tra alta astrazione e minuta granulazione tiene presenti i gradi intermedi, osserva la forma dei mutamenti negli snodi di scala e – ovviamente – le loro relazioni reciproche.

Così, i progetti non derivano da opzioni di valore e desideri (esterni ai processi), ma sono prospezioni e proiezioni ricercate nelle condizioni date, nelle forze in azione e nelle dinamiche in atto, dalle quali si possono ricavare le tendenze e le controtendenze, le spinte e le controspinte in corso, le une e le altre mai meccaniche, ma suscettibili di sviluppo, anzi di sviluppi, con e per intervento umano e soggettivo (al plurale); in questo passaggio alla possibilità effettiva prospettica opera la soggettività e la scelta. Che sia una forza od un’altra ad agire, una classe o un’altra, un gruppo sociale o un altro, non è indifferente per forme e proprietà del risultato.

Livelli, specificità e connessioni

Nell’allargarsi e nel contrarsi dei temi trattati, agisce sempre una connessione tra dettagli e processi più grandi, tra specificazione e aspirazione alla sintesi storico-interpretativa e concettuale. In tal modo il sistemico è esemplificato, complessificato, esasperato fino (quasi? oltre?) al punto di lacerazione, e il particolare è condotto alle relazioni, le relazioni ai contesti, i contesti agli ambiti … fino ad arrivare ai gruppi sociali, con passaggi sincronici e diacronici. Le tensioni interne a ciascun livello e dei livelli tra loro, le fratture nello spazio e nel tempo danno l’interpretazione e il significato. Per questo le tematiche di Gramsci si specificano e moltiplicano così tanto al loro interno e nelle relazioni reciproche. Non un elenco di fattori, ma una ricerca delle relazioni tra loro intercorrenti.

Il tema (così presente in un autore dalla iniziale formazione linguistica, quale era) che lui chiama della “traducibilità dei linguaggi” si presta a rappresentare la sua procedura caleidoscopica. Traducibilità da una lingua all’altra, certo, ma anche da un contesto sociale ad un altro (tradurre le forme economiche e sociali e culturali e le esperienze politiche, tradurre la filosofia dal tedesco, la politica dal francese, la tecnica dallo statunitense…); ma anche tradurre dall’alto al basso, dal sentire al comprendere, dal macro al micro…

Considerare le differenziate tematiche non significa frantumare il suo approccio in rivoli separati, ma, piuttosto, riconoscere le specificità dei temi e sotto-temi nelle loro relazioni.

L’educazione come rete di relazioni

Ad esempio – solo un esempio -, quando Gramsci parla di educazione, parla contemporaneamente delle dinamiche e degli attriti tra personalità e contesti, tra formazione informale e formale, tra conformismo dinamico e meccanico, tra spontaneità e direzione, tra dialetto e lingua, tra folclore e sapere, tra critica e ideologia, tra vita e scienza, tra buon senso e senso comune, tra diffusione e accessibilità del sapere, tra divisione sociale e scolastica, tra contenuti e forme, tra specializzazioni del sapere e composizione formativa; così come anche del ruolo del maestro, di Rousseau e di Gentile,  della società di massa, della funzione ideologica e politica dell’istruzione, del ruolo della scuola nei progetti dei moderati del risorgimento, del rapporto tra dirigenti e diretti e della opportunità che tutti, sia pure astrattamente siano posti in condizione di dirigere o controllare chi dirige. Ecco il testo nel q. 12: (Secondo come viene il montaggio si può togliere da Ecco in poi

Immagine q12p1-11a sottotitolo q. 12, p. 11-11a n. 2 p.n. 1600 (seconda stesura)

 Gramsci per Gramsci

Rispetto alla forma dei testi, in particolare alla loro non definitività, sono possibili atteggiamenti diversi.

In primo luogo, accogliere il carattere di lavoro in sviluppo, nella tensione tra frammento/dettaglio e sintesi/processi (una tensione che è una sua cifra stilistica e critica).

Accogliere tale carattere non significa, però, svilire il valore dei testi, come se, non essendo giunto il momento della conclusione, essi fossero depotenziati o poco attendibili. (Peraltro per ogni autore conclusione non significa altro che passaggio alla pubblicazione, eventualmente seguita – nel procedere del tempo e delle riflessioni – da altri sviluppi e pubblicazioni).

Si potrà anche considerare che, in linea generale, ogni finalizzazione di testi per loro pubblicazione, se da una parte spinge a formulazioni compiute, dall’altra comporta una selezione dei temi, delle motivazioni e delle argomentazioni e della forma stilistica. Le scelte saranno indirizzate al tipo di testo in preparazione (volume, saggio, articolo di rivista specializzata, di periodico, di quotidiano od altro), e al suo intento (a vario grado critico o divulgativo ecc.), e   contemporaneamente terranno conto del pubblico di lettori destinatari. Nel caso di Gramsci, la mancanza di tale passaggio (sia pure spesso prefigurato) lascia ancora in evidenza la molteplicità dei suoi intenti e delle sue problematiche, offrendo perciò, agli inimmaginabili lettori di oggi, proprio per la non definitività, un testo più ricco e polisemico.

In secondo luogo, evitare di considerare la sua come una incompiutezza poggiata su conclusioni latenti, in attesa di essere riconosciute; da chi? dal lettore di oggi, che col senno di poi le disvelerebbe e le renderebbe palesi? con una operazione ipotetica e suggestiva, della quale in sostanza è lui, e non l’autore, a portare la responsabilità.

Quei testi, invece, rappresentano la sua elaborazione e la sua forma. Come tali vanno letti e interpretati. Insomma leggere Gramsci, comprenderlo, (condividerlo, criticarlo, utilizzarlo), ma dare a Gramsci quel che è di Gramsci.


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